giovedì 16 ottobre 2014

TUTTO CIÒ



Tutto ciò che ci manca è tutto ciò che ci vuole

Campi visivi indecisi. Ai margini. In attesa di una destinazione. Immagini residuali. O sottratte all'intervento. Realtà di ordine mentale. Profondità dove gli eventi si accumulano e si manifestano in modo, all'apparenza, indeciso.

Non è il tempo a mancare. Siamo noi che manchiamo (al tempo, agli altri, a noi stessi). Siamo noi a marcare stretto il tempo per ottenere da lui quel che non sappiamo chiedere. 

Ci manca la terra sotto i piedi, ci manca la casa, ci manca la testa, ci manca lo spazio. Ci manca la memoria. Ci manca il presente. Ci manca la vita. 

Abbiamo tutto. 

Tutto ciò che ci manca è tutto ciò che ci resta.


  


martedì 17 giugno 2014

Contraddizione in Termini

Al crocevia del viavai capitale, il senza fissa dimora si erge come protesi fetida e cancerogena del mondo ammiccante e luccicante dell'advertising
emblema vivente (morente) d'arte povera
una spina nel fianco al sorriso in vendita al miglior portafoglio 



.... contraddizione in termini (lat. contradictio in terminis), contraddizione che ha luogo quando le due proposizioni o nozioni sono formalmente espresse (l'anima è spirituale, l'anima non è spirituale; con altro sign. nell'uso com. è detta c. in termini la situazione che si verifica quando le parole stesse di una proposizione sono tra loro in contrasto semantico, o anche, talora, etimologico, come per es. ascoltare il silenzio, un illustre ignoto, una brutta calligrafia)....

lunedì 2 giugno 2014

MARCIAMO

Marciamo. In parata. Un popolo marcio marcia?

Io marcio, tu marci, egli marcisce. Decomposizione della patria.  


martedì 13 maggio 2014

Svenni perché avevo l'accortezza di non mangiare. Caddi sull'asfalto nell'estate dei dodici anni. Mi soccorsero con qualche caramella. Mi equipaggiai allora di zucchero. 

domenica 20 aprile 2014

martedì 4 marzo 2014

APPUNTI SULLA STRATEGIA




Appunti sulla Strategia K. Per una fuga di idee.

Il regista (autor/auctor) che si cura dell'attrice così come il medico si cura della paziente: stessa connivenza, stessa tirannia? Il medico cura il paziente come la madre cura il figlio?? cure parentali estese? Sospendere (la pena?). Dal fare senza sapere al saper-far-fare. Fare e rivedere (fatto). Fatto e riprodotto. 

Il curatore è oggi la figura chiave del mondo dell'arte. Il curato è oggi la figura chiave della società della psicosi medico-farmacologica. L'incurabile è l'arma in più in mano alla società dello spettacolo. La cura è il mezzo che tenta di giustiziare il fine. La cura è la fine ingiustificabile del tempo.

Interrompersi. Interrompersi. Sospendere questa interrotta interruzione. 

Io sono il corpo della società, il suo utero mobile e vagante, l'insidia fallace che destabilizza l'equilibrio e la sanità dell'insieme. 
Essere una maschera o averne una? 
Tutto è stato fatto per fabbricare un'apparente vita. 

Ogni irruzione è ben accolta.

Strategie di sopravvivenza. Non è un errore. È una scelta. È alla base del problema delle rivoluzioni. Quando la gente ambisce alla vita senza aver cambiato la struttura del proprio carattere, non si dà alcuna rivoluzione, alcuna vivibilità...

il teatro come cura parentale? una forma di dispendio energetico parentale messo in atto da una macchina celibe

Black out e improvvisi abbagli. Apparizioni di corpi in posa. Dove riposano stanche le nostre visioni?

Interrompersi mentre l'azione sta per compiersi. (con tutto il desiderio che si compia). Lasciare a desiderare. 

Non permettere all'azione d'arrivare a compimento

non portare a compimento/ portare a concepimento. Evitare l'aborto disinnescando gli strumenti di procreazione. 

Essere il limite della rappresentazione, un punto di passaggio. Resterà sempre qualcosa come un quasi, un quasi-volto, un quasi corpo, una quasi storia.

La bioresistenza del corpo alla (sua) “inquadratura” 

Cura chi ti cura

la maternità ha il volto scoperto. Isteria. 


Non concepire

La società è il corpo del nostro studio. Il corpo di lei è l'utero mobile: un incubo medico o un sogno etologico?

resistenza: tendenza di un corpo ad opporsi al passaggio di corrente....

in ecologia, la "strategia k" è la dinamica di popolazione basata sulla capacità di adattamento e sopravvivenza; è il percorso di allevamento e sviluppo tipico dei mammiferi e ha per caratteristiche ritmi di crescita lenti e una certa abilità a instaurare condizioni di equilibrio all'interno del proprio contesto sociale: lo scontro frontale, tanto metaforico quanto cinicamente concreto è tra gli esseri viventi che puntano sulla quantità – e qui si parla di “strategia R” – e quelli che puntano sulla qualità).

Non siamo più molto sicuri quale delle due sia la strategia umana 

Come fare a non rendersi plateali di fronte ad una platea?

Ogni posa indica una costruzione ma anche una costrizione e un abbandono. Un'evidenza finta. [le forme plastiche, le contratture, i blocchi che i corpi di quelle donne assumevano in modo plateale]

L'implicazione complice degli sguardi.

Sguardi nudi..

una finzione pienamente scientifica: vivisezionare i corpi per sola mediazione dello sguardo.

Uno sguardo implica una certa esitazione. Uno sguardo implica un corpo che guarda. È sempre lo sguardo di un corpo il momento di esitazione della sua efficacia. Temporalità dell'esitazione

Qualcosa tramava attorno al suo corpo

negoziare il tempo della propria esposizione. Quando e quanto bisogna esporsi??
erano costretti a mimare se stessi. 

Corpi in attesa che la loro immagine prendesse corpo.

Generare l'equivoco. L'ossessione di voler vedere. 

La sospensione di cui i corpi sono attori, a un passo da un disastro sempre sul punto di compiersi, ineluttabile e insieme trattenuto. 

Aspettare lo spettacolo per guarire. Egli finiva per guarire unicamente a determinati orari, che erano quelli dello spettacolo in cui convocava nel suo anfiteatro le pazienti. 

Farne tanti e puntare sulla quantità
farne pochi e puntare sulla qualità

si trattò di un desiderio incerto. la lotta tra rilancio e prudenza

Essere una delle tragedie sperimentali di un qualche corpo-automa

tutto accade nel cervello?

riuscirono a recitare le parti così bene che la loro sofferenza perdeva della più immediata credibilità

imporre una forma richiede una tecnica

farsi statua espressiva. Reinventare il tempo del trauma
si tratta di ortografia insomma, una sottomissione plastica al modello

Portare a conseguenza un'immagine: lavare la tua morte

spingersi all'estasi, essere fuori-atto. 

Tentare ogni volta la ripetizione di una prima volta

il nostro figlio è l'opera, ce ne prendiamo cura?

Strategie di sopravvivenza all'appiattimento del presente. 

E i corpi erano là, come miseri resti di un concetto o di un nome proprio, di una diagnosi, di una sentenza che volteggiava sulla loro testa senza che ne avessero realmente cognizione di causa. 

Un'intermittenza del corpo che si ostina a non entrare nell'immobilità di tutte le immagini. Ciò che è sempre in ritardo, l'intermittente. 

Dove mettere questo corpo??


una connivenza tra madre e figlio, una connivenza tra medici e pazienti.

Prendersi cura del figlio come del paziente

cura: OSSERVARE, GUARDARE. sollecitudine, grande e assidua diligenza, vigilanza premurosa; grave e continua inquietudine

ATTENZIONE/PREOCCUPAZIONE: vigilanza

l'isteria come evento di significanti: segni e segnali da vedere e visitare con gli occhi

dunque curare attraverso lo sguardo??

dunque guardare è come curare?

Presagire una minaccia, proteggere e proteggersi. Contro l'illustrazione, contro la simulazione, contro la storia.

http://dehorsaudela.blogspot.it/

mercoledì 29 gennaio 2014

HOLY SPI(RI)T


Spu(n)ti sacri: stato di grande agitazione psichica, che spesso conduce alla perdita del controllo

appunti per un film da disfare: sacrificare il discorso.

Contro il linguaggio come addobbo grazioso per gli animi al riparo dal dubbio del pensiero.

Sisma nervoso, smottamento audiovisivo, immagini facilmente irritabili

Nervi alle stelle, elogio sincopato dell'inceppamento armonico


Perturbazioni confessionali 

Sacrilego sacrificare il sacro per raggiungere salvezza e santità?

Una religiosità blasfema e malferma per una disputa tutta terrena e sanguigna tra rampante (razzolante?) curiosità di conoscere (o di saper [vedere]) la verità. Studio di corpi e anime su quanto assoluto possa diventare il relativismo e su quanto relativo si debba confessare ogni assolutismo. 

E diabolico piacere d'andare avanti per sensi e per sensazioni improvvide, improvvise, impudiche, improvvisate, gioco fatale del tagliar la testa e tarpar le ali alla fede (in sé stessi e in chi ci sovrasta o meno).

Paganesimo teatrale, semiotica irrituale d'una messa ri-messa in scena (...rimetti a noi i nostri debiti, vomitali..) e in discussione del linguaggio officiante sentenze e dettante compiacenti comode vertenze. 

Contraltare dell'ovvio e mortifero imbalsamato adattamento d'un testo d'alto valore letterario, qui le pratiche sconsacrate e dissacranti giocano a imporre un nuovo approccio sul sacro. Su quel che ha a che fare con l'infernale e con il superiore. Poiché, se giudicherete le due zittelle cupamente rilegate in fondo alla benevolenza divina, ammutinatesi dall'ufficialità confessionale, non farete altro che riconsiderare e ripensare anche il loro opposto, il più limpido dei regni celesti. 

Risicata più di quanto si creda è la soglia che separa il più dignitoso dei portamenti dalla sua grottesca parodia. L'inganno del dirsi certi delle proprie azioni è smascherato dalla risibilità del proprio stesso atteggiamento.